AAA scuola cercasi

Il prossimo anno, mio figlio, il grande,  lo scavezzacollo, la luce dei miei occhi, inizierà la scuola d’infanzia (povere maestre, sono con voi!!).

Lui ovviamente dice di non volerci andare o meglio di volerci andare solo se ci sono anche io.

E io pensavo di avere la giusta soluzione: lavorando  in una scuola d’infanzia statale, lo avrei portato con me, in un’altra sezione, così lui sarebbe stato “contento” e io avrei potuto vederlo e anche avere la comodità di non dover fare mille giri per andarlo a prendere e portare.

 Taaac. Semplice no.

Non avevo capito che scegliere la scuola d’infanzia è come scegliere tra Harvard e Yale, come accendere un mutuo trentennale a interesse variabile e determinare il possibile futuro dei propri figli.

Invidio tantissimo i miei genitori che non hanno avuto né dubbi, né scelte.

Ai tempi (e non sono matusalemme), la scuola di quartiere era sicuramente la migliore. Era quella in cui sapevi, senza ombra di dubbio, che saresti andato. Lì andava il tuo vicino di casa, l’amichetto del parco e tutti i bambini della zona. Lì dovevi andare perché non tutte le mamme avevano la patente. Lì dovevi andare perché le scuole private erano poche ed erano una cosa da ricchi. E lì dovevi andare perché dell’inglese, della psicomotricità o del laboratorio di Munari non gliene importava niente a nessuno.

Oggi invece l’inglese è diventato fondamentale, se non fai psicomotricità non sei nessuno e il laboratorio creativo è il non plus ultra, per non parlare delle fiabe motorie (che guai a confonderle con la psicomotricità).

Ben vengano gli studi sullo sviluppo del bambino, ben venga la conoscenza e l’attenzione sui piccoli però forse, a volte, rischiamo di  esagerare.

Inoltre, finché ero piccola io, la scuola statale era una garanzia per tutti, ora no. Nel mio caso, ad esempio, nel paese dove vivo, non c’è posto nella sezione statale, per cui devo pagare per inserire Filippo nella sezione comunale. Nella scuola dove lavoro, invece, non lo prendono perché non sono residente. Il fatto che io lavori lì non è un requisito per accogliere il bambino. Neanche l’elasticità mentale è un requisito per essere preside, evidentemente!!

Quindi, o faccio un pellegrinaggio di tutte le scuole statali del circondario, sperando che lo prendano da qualche parte, oppure mi restano le scuole private.

E lì l’offerta formativa è la più varia e accattivante (non ho ancora capito se lo è per noi genitori o per i bambini). C’è solo l’imbarazzo della scelta tra metodi, proposte didattiche, uscite formative, spazi educativi.

Peccato solo che con gli stessi soldi, alla fine della scuola secondaria di primo grado, potremmo comprare un monolocale direttamente a Londra e impararlo lì l’inglese.

Peccato anche, che queste scuole non ammettono errori, perché o parti da subito con l’inglese full time, oppure pensare di poterli inserire alle elementari è come voler  fare il sub senza bombola d’ossigeno. La disparità con la scuola statale è troppo grande e il passaggio dall’una all’altra scuola è molto difficile.

Mentre scrivo ciò mi sembra persino assurdo che già dall’infanzia il destino scolastico dei nostri figli sia segnato. Penso, però anche, che il vero destino lo fa la mente e per quella non c’è differenza di scuola. Se hai una mente geniale, riuscirai anche senza frequentare la scuola top della città.

Scuola Infanzia

Mamma a bordo 2016