Il secondo figlio e l’amore in permutazione di due

Amore in permutazione di due

Ok, ci siamo. Avevo in programma una serie di articoli su questo e quell’altro dell’educazione di mio figlio.

 

Il ruolo del gioco insieme, il ruolo del tempo tra di noi, il ruolo delle regole. Il ruolo, si, quello del papà. Mentre pensavo a questo e quell’altro, appunto, e proprio mentre pensavo di aver superato la parte più difficile della vita di Filippo, i terribili due, eccomi qua, a passeggiare avanti e indietro in sala parto.

Si perché, mi sono scordato di precisare, sta per arrivare Ludovico. Mia moglie è già in travaglio e tra poco verrà al mondo in tutta la sua tenera innocenza. Ma dov’ero rimasto?

Ah sì, è proprio come nei film, quelli dei fumetti Marvel, dove l’eroe non è mai sazio di nuove sfide e i pericoli che deve superare sono sempre maggiori. Un po’ una sfida con sé stesso.

Dicevo, sono in sala parto. Mia moglie è seduta su una grande palla di quelle che ti danno in palestra per gli addominali (avete presente?). Io passeggio e mi chiedo, penso, mi faccio mille domande.

Come sarà con due? Mi hanno detto cose terribili, annunciato catastrofi invereconde. La mia vita sarà un tutt’uno tra l’organizzazione della nanna e i pannolini da cambiare.

 

Ma soprattutto, la cosa che più mi spaventa. Mi hanno detto che l’amore per i figli si divide, che dovrai fare i conti sul fatto che non puoi dividerti, che il nuovo arrivato assorbirà tutte le tue energie, che di su e che di giù.

Eppure qualcosa non mi torna. Perché dovrebbero dimezzarsi i sentimenti che ho nei confronti dei miei figli? Mica pago le emozioni a peso? Cosa potrebbe mai spingermi a concentrarmi su uno piuttosto che un altro?

Cammino, scanso un’ostetrica e un ginecologo, mi faccio da parte e chiudo gli occhi un istante, quasi per assentarmi un attimo da quel turbinio di emozioni che è la nascita. L’angoscia sale da ogni poro e non ho ancora terminato e affrontato il mio dilemma.

Tra poco saranno in due, non ci sarà più solo Filippo. Saranno i miei figli, non sarà più mio figlio. E’ una sottile linea rossa che divide i diversi modi in cui si può essere padre.

 

Già, perché forse chi mi ha spaventato con tutte quei vaneggiamenti sull’amore dimezzato, forse ha perso di vista il fatto che essere padre (o madre ovviamente!), non è per forza un unico indivisibile stato dell’essere. Già, forse hanno fatto più i conti con le loro paure, piuttosto che con la gioia che una nuova vita può dare.

Manca poco e l’emozione mi fa tremare, più forte di come ricordavo stessi tremando per Filippo. Anche se ricordo bene che per Filippo ho pianto, e non poco. Arriverà il momento e sarà un nuovo treno di sconvolgenti emozioni. Tra queste ci sarà di certo la paura, il pensiero e il terrore di non essere adeguati, ma di per certo so che non mancherà l’amore.

Amore, ma in permutazione di due.

 

E se vi ricordate qualcosa di matematica, beh, fate i vostri conti, ne avrete abbastanza per farvi scoppiare in lacrime alla vista di quella piccola testolina che sbuca sulla terra con tutta la durezza e semplicità che la vita ha racchiuso nel parto.

Mi fanno un cenno dalla regia, ci siamo. Ora mi metto in un angolo e senza disturbare mi godo la prima fila nell’evento live più bello della mia vita.

Mamma a bordo 2016