Da figlia unica a mamma BIS

Mamma bis

Sono emozionata, felice, agitata… di quella agitazione che si prova quando si sa che sta per arrivare qualcosa di nuovo, di bello, qualcosa che stravolgerà nuovamente la mia vita.

Tra una quindicina di giorni arriverà lui. No, non Babbo Natale!! Per quello ci vuole ancora un po’ di tempo.

 Arriverà il mio secondo bimbo: il regalo più bello che la vita potesse farmi.

Così da mamma di uno  diventerò mamma di due. Ancora non ci credo, ancora non mi sembra possibile. Forse perché l’ho desiderato tanto e sembrava non voler arrivare o  forse perché la gravidanza è stata da manuale, ma questi nove mesi sono volati.

Ora che siamo arrivati alla fine, mi pongo le domande tipiche di una mamma bis.

Io, che sono una figlia unica e che sono stata felice nella mia solitudine, crescerò due fratelli. Cosa ne so io di cosa vuol dire avere un fratello?

In effetti niente. Sono stata una bambina felice, avevo tanti amici e vivevo in un condominio pieno di bambini, per cui non mi sono mai trovata sola. Ho avuto anche la fortuna di avere mia mamma a casa, per cui c’era sempre qualcuno con me con cui parlare e giocare. Tutto l’affetto di genitori, nonni e parenti era per me.

Cosa potevo desiderare di più?

Nulla, ma sin da piccola ho desiderato avere una famiglia numerosa. Immaginavo tanti bambini seduti a tavola, che raccontavano le loro avventure scolastiche, per poi andare a giocare insieme; immaginavo di sentirli ridere e discutere,  vederli uscire insieme e aiutarsi a vicenda. Essere figli unici è bello, ma la curiosità, per quel fratello che non c’è, rimane e si sente. Forse si sente più da grandi che da piccoli. Mi chiedo come sarebbe stato avere qualcuno sempre al mio fianco, qualcuno che mi abituasse a dividere gli affetti, che mi spalleggiasse nelle conquiste della vita e che condividesse con me i momenti belli e brutti.

Io non lo so, ma lo sapranno i miei figli.

Certo adesso il mio principale pensiero è Filippo. Come accoglierà il nuovo arrivato? Lo accetterà subito? Come potrà sopportare di dividere il mio affetto con suo fratello?

Riuscirò a fargli capire che il mio amore non verrà diviso, ma si moltiplicherà? Ognuno dei due avrà lo stesso posto nel mio cuore e nessuno dei due toglierà amore all’altro. Sono concetti difficili per un bambino di soli due anni, per cui credo che ci vorrà molta pazienza e molte attenzioni rivolte al “grande”, nonostante le necessità del piccolo.

Quello che vorrei è crescerli con un forte senso della famiglia e dell’unione fraterna. Vorrei, anzi voglio, che si amino, si cerchino e si sostengano per sempre.  Troppo spesso vedo fratelli comportarsi come estranei e mi domando come sia possibile vivere sotto lo stesso tetto per un periodo della vita, condividere lo stesso pane, gli stessi giochi, gli stessi affetti e poi ignorarsi. Evidentemente essere sangue dello stesso sangue non basta.

Ciò che serve è fargli capire che l’amore di un genitore è uguale per ogni figlio e che l’avere un fratello è il dono più grande che la vita possa farti, perché nessun altro al mondo potrà starti vicino tanto quanto un fratello e nessuno potrà capirti e conoscerti quanto chi è stato con te sin dal tuo primo giorno di vita.

E mentre penso queste cose, guardo il mio piccolo che diventerà il grande e sento una gran tenerezza. Lui, così piccolo, il cucciolo di casa, dovrà capire, accettare, condividere ciò che finora era solo suo e soprattutto condividere gli abbracci di mamma, il suo posto vicino a me nel lettone o sul divano. Sarà dura!!

In quest’ultimo mese, mi è capitato spesso di ripetergli che sarà sempre il mio amore grande e che nulla cambierà mai. Ma forse sappiamo tutti e due che, quando lo abbraccerò prima di andare all’ospedale, sarà l’ultima volta che il mio tempo sarà solo per lui e vorrò conservare per sempre nella mia memoria il ricordo di quell’abbraccio da figlio unico.

A volte sono preoccupata della sua reazione di fronte alla novità. Temo che si arrabbi con me, che si senta tradito e che non mi cerchi più come fa ora. Ma l’altra metà di me, quella più ottimista e ragionevole, sa bene che un fratellino è una fonte di amore anche per lui e che presto diventeranno inseparabili, o almeno spero.

Recentemente ho letto alcuni libri sull’arrivo del fratellino e ho notato che le preoccupazioni e gli interrogativi che si pongono le mamme sono più o meno gli stessi.

In particolare farò tesoro dei consigli di Silvia Gianatti, autrice di “Guarda che sono due!”, che racconta in modo semplice e spesso ironico la sua esperienza con la seconda gravidanza.

Tra i vari utilissimi consigli, che vi ho trovato, mi ha colpito molto, tanto che ho deciso di fare anche io così, quello riguardante l’ospedale, ovvero come presentare il fratellino al primogenito.

Silvia, consiglia, infatti, di fare in modo che sia il papà ad accompagnare il “grande” dalla mamma  e soprattutto di lasciare (facendosi avvisare con un messaggino dell’imminente arrivo) il piccolo nella nursery. In questo modo il piccolo non troverà i genitori insieme con il nuovo arrivato, ma la mamma, da sola, ad attenderlo. Dopo essere stato un po’ coccolato,  si potrà, così, andare tutti insieme alla nursery a vedere il fratellino, portarlo in camera e magari scoprire che ha portato con sé anche un regalo per il suo fratellone.

Certo, perché ciò funzioni, deve andare tutto liscio: il piccolo non deve essere affamato, il grande non deve essere super irritato e  la mamma deve essere in forma. Ma tentar non nuoce e un intervento divino è sempre gradito!!! Vi saprò dire se ha funzionato.

La curiosità è tanta. Sono curiosa di sapere come reagirà Filippo, come sarà il piccolo di casa, come andrà il parto. E, insieme alla curiosità, si fanno strada mille altre emozioni: la preoccupazione, la gioia, l’agitazione, l’emozione. Sentimenti  nuovi si aggiungono a quelli  già provati per il primo parto: allora nasceva il mio unico figlio, ora nascono un fratello e un fratello maggiore. Le emozioni per il nuovo arrivato, si accompagnano a quelle per chi già c’è nel mio cuore e che lo tiene follemente, totalmente (aggiungiamo assieme a papà) e felicemente in pugno.

E così, in un groviglio di sentimenti contrastanti,  mi godrò questi ultimi giorni di attesa, cercando ancora di capire come essere una buona mamma bis.

Mamma a bordo 2016